"Si deve sempre rispetto alle religioni altrui. 
Agendo in questo modo si esalta la propria religione e non si fa offesa alle altre"

Editto XII del re indiano Ash
oka 
(III secolo a.C.)
 
IX Scambio spirituale
fra monaci buddhisti giapponesi e monaci cattolici italiani
8-25 settembre 2003


Relazione delle benedettine dell'Abbazia "Mater Ecclesiae" dell'Isola di San Giulio

Isola San Giulio    
Quando madre Anna Maria Cànopi presentò alla comunità la richiesta da parte del DIM di ospitare alcune monache buddhiste impegnate nel dialogo interreligioso, il consenso della comunità fu unanime. Le letture e gli incontri comunitari sono stati subito orientati a prepararci all'avvenimento e ci hanno aperto più interrogativi di quanto avremmo immaginato, ma ci hanno rafforzato in una certezza: quanto noi avremmo potuto offrire non era tanto uno scambio teorico sulle nostre rispettive religioni, quanto piuttosto la testimonianza di una vita evangelica e monastica, vissuta in semplicità e letizia.
    Alla vigilia dell'arrivo abbiamo saputo che le monache, che dovevano essere tre, in realtà era una sola e di età matura. Ed ecco giungere, appena prima dei vespri di mercoledì 10 settembre 2003 la nostra ospite giapponese So-ky-an (Soukyu Kodaka) di 73 anni, proveniente da Kyoto e studentessa all'Università Hanazono. Entrata alla statio dove la comunità era già ordinatamente disposta per l'ingresso in cappella, dopo la recita comune di una preghiera di accoglienza, Soukyu ha salutato le monache con molta amabilità e ripetuti inchini, conquistandosi immediatamente la simpatia di tutte. Da quel momento fino alla sua partenza, la sua testa completamente rasata fu sempre presente a ogni celebrazione, da mattutino (ore 4.20) a compieta (20.45), nonostante noi la esortassimo a prendersi un po' di riposo.
    Soukyu faticava a orientarsi con i testi in inglese per lei appositamente predisposti, ma si dimostrava desiderosa di condividere comunque la nostra preghiera... Non sappiamo quanto abbia compreso... ma la sua partecipazione è stata esemplare, sia per intensità di applicazione, che per capacità di uniformarsi ai nostri gesti di preghiera visibilmente faticosi per una orientale. Mai ha dato segni di stanchezza o di impazienza. L'abbiamo vista invece più volte piangere di commozione, per esempio al momento dell'abbraccio di pace durante la messa, o l'utima sera in cui si è rannicchiata sul fondo dello stallo per dare silenziosamente sfogo al suo dolore per la partenza ormai prossima.
    Abbiamo cercato di far fronte all'impossibilità di intenderci attraverso una lingua comune sfruttando la reciproca capacità di intuizione, facilitata dalla espressività mimica della nostra ospite. Fin dalla prima sera ci ha presentato i suoi doni e una serie di pubblicazioni riguardanti Kyoto, alcuni monasteri buddhisti e l'istituto religioso cattolico da lei frequentato in gioventù. Ci ha fatto capire che da circa venti anni dopo la morte del marito, si è rasata (segno della sua condizione monastica) e si è dedicata completamente allo studio e alla pratica dello zen. La prima cosa che la nostra ospite ha affermato è stata che si trovava talmente a suo agio nel nostro monastero da pensare... di rimanere.
    Uno dei momenti forti del suo soggiorno è stata la partecipazione, in capitolo, al rito di ammissione di due postulanti al noviziato; visibilmente commossa fino alle lacrime, osservava attentamente ogni gesto: dal taglio dei capelli alla lavanda dei piedi baciati da ogni monaca, all'abbraccio di pace offerto da tutte alle due neonovizie. Anche lei ha voluto affettuosamente abbracciare le giovani sorelle rivestite dell'abito monacale.
    A nostra volta abbiamo partecipato - dopo l'ufficio di nona di domenica 14 settembre - alla cerimonia del tè in cui la nostra ospite ha mostrato alla comunità l'arte di cui è maestra, offrendo a un buon numero di sorelle la tazza da lei preparata con amorevole cura e delicatezza. L'armonia della sua persona, la sua trasparenza e semplicità ci hanno fatto sentire in profonda sintonia e anche lei sembrava muoversi quasi naturalmente nell'atmosfera liturgica del monastero. Ha visitato i laboratori, mostrando di apprezzare quelle fucine di bellezza e di trovarsi particolarmente a suo agio in quello di restauro di tessuti antichi. Durante la permanenza fra noi ha quindi trascorso ogni giorno alcune ore a collaborare con le sorelle restauratrici. Anche il suo amore per il lavoro accomuna la spiritualità zen al serio impegno benedettino dell'ora et labora.
    Un'altra giornata speciale è stata quella dedicata alla visita del nostro priorato "Regina Pacis" in Val d'Aosta. La madre stessa ha accompagnato Soukyu a conoscere le sorelle che da un anno vivono ai piedi del Gran San Bernardo.
    I giorni della sua permanenza sono trascorsi rapidamente. Tutte eravamo calamitate dalla sua presenza. Nessuna è rimasta indifferente al suo sorriso e al sentimento di profonda interiorità che emanava dai suoi gesti armoniosi, soprattutto dai suoi profondi inchini davanti alla croce e al Santissimo. Seduta a mensa accanto alla madre, ha sempre apprezzato moltissimo il cibo offertole e ha voluto ringraziare personalmente e ripetutamente le cuciniere complimentandosi per la qualità del loro servizio.
    Fra lei e la nostra madre, poi, si è creata una profondissima, misteriosa intesa fin dal primo momento. Soukyu la guardava con molta intensità, imitandone i gesti e commuovendosi ogni volta che, durante la celebrazione eucaristica, scambiava con lei l'abbraccio di pace. Ha accolto con vivissima gioia, mostrandole a tutte, i doni della nostra madre: una Bibbia, un'icona mariana e una corona del rosario.
    La più audace fantasia non sarebbe mai arrivata ad immaginare quanto è avvenuto all'ultimo incontro serale. Quel momento è sempre stato molto caldo, fraterno, persino ilare, come quando Soukyu ha fatto il mimo per far cogliere la differenza fra il loro canto grave, contenuto e il nostro disteso, alato. L'ultima sera le abbiamo dedicato il canto dell'Ubi caritas, eseguito a canoni accompagnato da alcuni strumenti musicali. Era raggiante. Lei stessa si è definita una buddhista anomala perché attratta fortemente dal nostro Dio che è amore. Mai però avremmo pensato che la nostra ospite, proveniente dal lontano Giappone, intonasse e cantasse perfettamente l'Adeste fideles, in latino, trascinandoci dietro a lei. Certo, era un ricordo della fanciullezza, ma anche un desiderio e - chissà - forse un anticipo del giorno in cui tutti potremo riconoscere in Gesù il Signore e il Salvatore dell'umanità e muoveremo insieme i nostri passi per adorarlo.

Le benedettine dell'Abbazia "Mater Ecclesiae" dell'Isola San Giulio
 

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