Maguzzano 18 - 20 Giugno 2010

HENRI LE SAUX

(Svami Abbisiktananda)

Realizzazione spirituale di un monaco cristiano in India


In occasione del centenario della nascita di Henri Le Saux tutte le Commissioni Europee del Dialogo Interreligioso Monastico (DIM) si sono preoccupate di svolgere un convegno per ricordarlo. Anche la Commissione Italiana ha collaborato alla preparazione e allo svolgimento di un incontro che si è tenuto all’Abbazia di Maguzzano, presso Lonato, Brescia, nei giorni 18-20 giugno.

Henri Le Saux nacque il 10 agosto 1910 a Saint Briac sur Mer, in Bretagna. A 19 anni entrò nel monastero benedettino di Saint Anne de Kergonam (Congregazione di Solesmes) e nel 1948, a 38 anni, decise di partire per l’India, dove intendeva impiantare una tradizione monastica rispettosa della spiritualità indù. Insieme a Jules Monchanin, nella festa di San Benedetto del 1950, fondò così, nel Tamil Nadu, l’ashram di Shanitvanam, che, con il successore Bede Griffiths, è poi divenuto un monastero camaldolese.

Dopo la morte del compagno Monchanin, Le Saux lasciò la responsabilità dell’ashram a Griffith, ed alternò la vita eremitica con quella itinerante, tipica dei samnyasin indiani. Soggiornò ripetutamente nelle grotte della montagna sacra di Arunachala e compì con Raimon Panikkar, che fu il suo più grande amico, un pellegrinaggio alle sorgenti del Gange. Durante la sua esistenza indiana ebbe così numerosi contatti con maestri indiani e potè sperimentare direttamente la spiritualità Yoga e quella dell’Advaita Vedante. Il 14 luglio del 1973, a Rishikesh, dopo che per anni aveva molto sofferto la difficoltà a coniugare teologicamente la fede cristiana con le dottrine indu, fece esperienza del risveglio spirituale, vivendo così gli ultimi mesi di vita in uno stato mistico di pace e gioia di cui testimoniano i suoi diari.

Il convegno tenuto all’abbazia di Maguzzano ha cercato di far conoscere la vita di Henri Le Saux nei suoi vari aspetti, con intervento di molti esperti: Giovanni Belloni del PIME, Maciej Bielavski teologo, Sonia Calza autrice di un bel volume dal titolo: La contemplazione, via privilegiata al dialogo cristiano-indu (Paoline 2001), Achille Chieregatti, Piero P. Giorgi, Silvana Pancera, Alberto Pelisero, Gloria Germani,Fausto Gianfreda, Mauro Giani, Gaetano Sabetta, Rossi Stefano e specialmente Paolo Trianni a cui vanno tutti i ringraziamenti sia per l’organizzazione del convegno che per la sua esecuzione.
Molti aspetti della vita di Henri sono stati studiati; c’è necessità di approfondire però (oltre alla sua vita, al periodo storico in cui è vissuto, all’ambiente geografico dell’India coi problemi contemporanei ) la conoscenza dei testi spirituali indu, e forse per questo occorre non tanto un professore ma piuttosto un monaco che ha l’esperienza del monachesimo indu; il dialogo diventa ancora più difficile quando si richiede non solo la conoscenza della vita e spiritualità indu, ma anche l’esperienza e la conoscenza della spiritualità monastica cristiana; l’argomento diventa avvincente e siamo solo agli inizi di un cammino che esige generazioni di studiosi e condivisioni monastiche; l’esperienza di Le Saux è piccola e non è un problema di intellettuali, ma di spirituali.
Ci sembra inoltre che un convegno con sfondo monastico, sia per la vita di Le Saux che per l’ambiente in cui è stato svolto, richieda anche tempi maggiori dedicati alla preghiera.

Cipriano Carini osb