Arpino 28 Aprile -1 Maggio 2007

LA SPIRITUALITA' DEL LAVORO

Testimonianza di sr Antonietta Pellegrino, OSB

Monastero di S. Scolastica
00060 CIVITELLA S. PAOLO (RM)

La comunicazione che sto per offrirvi si riferisce all’esperienza di lavoro di una comunità molto più «giovane» e meno numerosa di quella di Camaldoli, di cui ci ha riferito Marino.
Accennerò prima ad alcune tappe storiche della comunità 1), poi presenterò la spiritualità del lavoro della stessa 2), e da ultimo l’attuale fisionomia della comunità 3).

1. Excursus storico.
La mia comunità, è stata voluta dal Padre Ildefonso Schuster, quando era abate di S. Paolo fuori le mura. Il primo nucleo, arrivato a Civitella S. Paolo (RM) il 9 aprile 1934, era composto da 3 monache italiane e 5 del monastero benedettino francese di Dourgne, dove avevano ricevuto l’iniziazione monastica le 3 ragazze italiane lì inviate a formarsi. Queste ultime erano state generosamente accolte e seguite dalla Madre fondatrice Maria Cronier.

La nuova comunità era informata dello stile monastico francese degli inizi del secolo, con una forte attenzione ai valori portanti della vita monastica: obbedienza, silenzio, preghiera, lavoro, vita comune, insieme a una notevole sottolineatura della dimensione contemplativa.

Alla Liturgia delle Ore celebrata con bellezza e solennità si affiancavano diverse attività, in modo peculiare quella agricola. I 7 ettari di terreno incolto, pian piano è stato coltivato a: orto, patate, oliveto, vigna.
Con la crescita numerica e la giovane età delle monache, circa 30 all’epoca, si introdusse anche l’allevamento: di mucche, di suini, di conigli, di galline. A cui seguirono l’installazione di diverse arnie. Inoltre lavori artigianali: icone su legno, composizioni in pietra. Una modesta tipografia, una piccola rilegatoria, poi lavori di miniatura, traduzioni di libri per alcune case editrici come la Paideia. Inoltre, per aiutare i giovani di Civitella davano, e in parte si danno, ripetizioni di greco, di latino e di matematica. E con la costruzione della foresteria: l'accoglienza.

2. La spiritualità del lavoro dalla fondazione ai nostri giorni.
Nella nostra comunità la formazione al lavoro in sé, con una articolata spiritualità, non è stata oggetto di specifico insegnamento. Quest’ultimo è stato prima appreso a Dourgne con la condivisione di vita con quella comunità e poi trasmesso alle nuove sorelle, che man mano entravano, nella stessa modalità, ovvero: lavorando insieme. Le giovani, da subito sono inserite nei vari uffici, anche se le responsabilità sono affidate dopo la professione.
Di certo le nostre madri, che hanno fondato il monastero negli anni ’30, erano figlie di una antropologia teologica diversa da quella acquisita, o riscoperta negli ultimi decenni.
Allora si sottolineava maggiormente l’aspetto penitenziale e ascetico del lavoro unita a una accentuata dimenticanza di sé. Chi bussava alla porta del monastero allora, come oggi, doveva essere disposta a qualsiasi lavoro. Così per dare un esempio: a una sorella, che prima di entrare in monastero insegnava il greco e il latino al liceo classico, fu affidato l’allevamento dei conigli e delle galline… !
A questo orizzonte di significato va aggiunto la grande povertà degli inizi, che esigeva la durezza di un lavoro molto faticoso, come quello dei campi, con tante ore di lavoro. Lo «spirito di sacrificio», come si diceva allora, era di casa a Civitella. Tuttavia non mancava la gioia di poter «vivere con il lavoro delle proprie mani»(RB 48, 8) insegnamento molto caro a San Benedetto. Tutto questo allora era vissuto con naturalezza e serenità, come si evince dai racconti delle mie sorelle anziane.

2. 2. Quanto detto sopra ha sicuramente informato anche la scelta dei lavori, in modo peculiare quello agricolo. Tuttavia la motivazione primaria era data: dall’insegnamento di S. Benedetto al c. 66, 6 della sua Regola: «Il monastero poi, se è possibile, deve essere organizzato in modo tale che tutto ciò che può servire, cioè l’acqua, il mulino, l’orto e le officine delle diverse arti si trovino entro l’ambito del monastero»; e dalla fedeltà alla tradizione monastica, la quale ha sempre concepito il lavoro agricolo come grosso fattore di equilibrio umano e spirituale.
Nella stessa linea era l’allevamento degli animali, anche questa realtà viva e naturale, resa possibile dalle condizioni ambientali.
Va detto ancora che le mie sorelle, nel corso degli anni, si sono adattate a far di tutto non solo per garantire il proprio sostentamento ma anche per soddisfare le richieste dei poveri che al monastero non sono mai mancati (cf. RB 53, 16), e a tutt’oggi non mancano.

2. 3. Oggi alcune cose sono cambiate. I nn. 45 – 47 delle nostre nuove Dichiarazioni alla RB ne sono una ricca sintesi. Ne do lettura:

n. 45 «Mediante il lavoro, elemento tradizionale della vita monastica, la Monaca partecipa attivamente all’opera del Creatore, condivide la fatica della famiglia umana, assicura la sussistenza della sua Comunità e le permette di venire in aiuto ai più bisognosi (cf can. 600).
n. 46 L’Abbadessa organizzi la vita quotidiana e le attività del Monastero in modo da dare il posto dovuto alla Lectio divina, all’orazione e al lavoro intellettuale e manuale, lasciando alle Monache un certo tempo di distensione personale e comunitaria. Per questo essa stabilisca con l’aiuto del Consiglio e della Comunità un orario e una ripartizione del lavoro che favoriscano questo equilibrio nella pace.
n. 47 Le Monache siano disposte ad accettare qualsiasi lavoro senza eccezione; vi consacreranno ogni giorno circa cinque ore nei differenti uffici dove saranno occupate secondo l’obbedienza. Si prestino anche di buon grado ad aiutare le consorelle in occasioni particolari o per lavori in comune».

L’evoluzione è evidente: dal lavoro con la connotazione penitenziale, al lavoro come partecipazione attiva all’opera del Creatore.
Oggi siamo più coscienti che il lavoro ci fa collaboratori con Dio nella costruzione di un mondo rinnovato. All’aspetto mortificante e di sacrificio del lavoro si unisce l’aspetto redentivo e si lascia più spazio alla creatività personale. E’ anche detto chiaramente che la monaca condivide la fatica della famiglia umana. E’ superfluo specificare che oggi come allora permane comunque l’aspetto «faticoso» intrinseco ad ogni lavoro. Ci sentiamo profondamente solidali con tutti gli uomini, resi fratelli dalla stessa necessità propria della condizione umana. Anche l’organizzazione della vita quotidiana ha subito variazioni. Si è dato più spazio alla preghiera personale (2 ore al giorno) portando a 5 le ore lavorative.


3. Fisionomia attuale della comunità.

Attualmente la comunità è composta da 11 monache, (l’ultima ha fatto professione solenne il 10 febbraio scorso), 1 oblata regolare e 2 monache ospiti, del Togo.
La sorella più giovane ha 29 anni e la più anziana in giugno, se Dio vorrà, compirà 99 anni! In diverse sorelle viaggiano verso gli ottant’anni. Così le monache impegnate a tutto campo siamo 6, con le due ospiti.
Da questa breve presentazione si evince con chiarezza l’impossibilità a sostenere autonomamente le attività del passato. Tuttavia la comunità è molto viva, come frequentemente notato anche dagli ospiti.
Attualmente, dei 9 ettari di terreno che circondano la casa, solo 100 m. è coltivato a orto. Il grande oliveto è ridotto a un centinaio di piante e l’estesa vigna a pochi filari. La cura del terreno è totalmente affidata ad operai esterni, mentre l’orto, l’oliveto e la vigna in parte, grazie anche al generoso aiuto di amici.
Da alcuni anni dobbiamo avvalerci dell’aiuto del lavoro di 2 collaboratrici per le pulizie e per la cucina.
L’attività principale è l’accoglienza degli ospiti, praticata con cura e intensità. La foresteria con 35 posti letto è aperta tutto l’anno a singoli e gruppi. L’ospitalità si configura come ministero di accoglienza e di ascolto, e spesso sfocia nella richiesta di accompagnamento creando il legame prezioso della maternità/figliolanza spirituale, oggi tanto richiesto.
Oltre alla condivisione di tutta la preghiera liturgica, agli ospiti proponiamo la lectio divina settimanale, e agli oblati e amici 2 incontri annuali su tematiche biblico - spirituali.

3. 1. E’ sempre interessante l’esperienza di condivisione del nostro lavoro con gli ospiti. Infatti, quando ne fanno richiesta, nel limite del possibile, partecipano alle nostre attività. E qui si instaura uno scambio reciprocamente arricchente. Per noi è aiuto sempre prezioso, e loro, gli ospiti, sono grati dell’opportunità offerta e dicono di essere affascinati dalla pace e serietà con cui lavoriamo.
E’ noto: quando si è immersi nella nostra società, sempre più frenetica e disumanizzante, dove tutto acquista valore dal suo rendimento economico, il tentativo di una vita «altra», vissuta in modo più umano, (perché cristiana), regolata da quell’equilibrio dinamico dell’ora e del labora, colpisce e si pone come alternativa.
Da notare che lavoriamo in silenzio! L’ultima esperienza, con una scolaresca del V liceo europeo di Rm, si è confermata in questa linea. Proprio loro sono state profondamente colpite dall’organizzazione equilibrata dell’orario giornaliero di tutta la vita comunitaria.

3. 2. Dovendo riferire dell’esperienza del lavoro nella varietà delle espressioni non posso più tacere quello comune ed essenziale alla comunità, declinato in turni settimanali: in coro, cucina, mensa (con la lettura e il servizio a tavola), portineria, pulizia dei vari ambienti (ognuna si preoccupa di una zona del monastero, oltre naturalmente al proprio ambiente di lavoro e alla propria cella), manutenzioni.
Mentre l’infermeria, la lavanderia, il vestiario e la sacrestia, attualmente, sono affidate alle stesse sorelle.

Accanto a queste attività vi sono uffici e incombenze più stabili come l’organizzazione generale della comunità e l’amministrazione economica.
La biblioteca che a tutt’oggi necessità del completamento della catalogazione dei libri.
La rilegatoria esercita ad intermittenza. Abbiamo molto lavoro della nostra biblioteca, ma poco commissionato dall’esterno.
Mentre la composizione, stampa e spedizione della nostra rivista trimestrale di spiritualità, Monastica, da 48 anni esce con regolarità. Pensate: la sorella incaricata alla composizione ha 82 anni ed è in carrozzella! Permettetemi: abbiamo delle sorelle anziane ammirevoli!

3. 3. Oggi, come potete intuire, viviamo una grande difficoltà: la sproporzione tra le esigenze a tutto campo e le reali forze disponibili. Non è difficile immaginare la «fragilità» del nostro equilibrio lavorativo. Mi spiego: se una sorella si alletta, tutta l’organizzazione lavorativa ne risente, perché le più dinamiche siamo impegnate in più ambiti.
Abbiamo in corso incontri comunitari dedicati al discernimento della Volontà del Signore per noi e le possibili soluzioni.
Tuttavia siamo profondamente abitate dalla pace e, cercando di «non anteporre nulla all’amore di Cristo» (RB 4, 21) non disperiamo della sua misericordia (cf RB 4, 74).