Su iniziativa dell’Ufficio
nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso,
approvato nel mese di marzo dalla CEI, sono stati invitati
una quarantina di responsabili ed esperti di “dialogo
interreligioso” per imparare a conoscere meglio
i tanti volti dell’Islam presente in Europa ed
in Italia.
La prima conferenza è stata dettata dal Prof.
Felice Dassetto, Sociologo, dell’università
di Louvain la Neuve. Ha messo in risalto come la realtà
dell’Islam europeo è estremamente varia,
con differenze che si riferiscono a fattori nazionali,
culturali, religiosi e linguistici; anche la seconda
e terza generazione di musulmani in Europa non ha dato
origine a musulmani transnazionali. In Europa sono presenti
almeno un 15 milioni di musulmani, ma solo un terzo
ha reso attiva la propria appartenenza alla fede islamica.
Certo è che l’Islam sta subendo un processo
di trasformazione da religione di immigrati a religione
facente parte a pieno titolo della realtà europea,
con diritto quindi alla costruzione di moschee, assistenza
religiosa nelle prigioni, negli ospedali e nel servizio
militare, con difficoltà però in alcuni
ambiti di vita, quali la macellazione rituale, le festività
religiose, la disponibilità di aree separate
nei cimiteri, nella fornitura di alimenti consentiti
dalla religione nelle mense scolastiche, e così
via. Ma il vero e grande problema è quello dell’educazione
e formazione della leadership intellettuale europea,
capace di una produzione intellettuale originaria e
autonoma per mettere in azione una dinamica di cambiamento
dell’Islam europeo a confronto delle influenze
derivanti dai paesi di origine.
La seconda conferenza è stata tenuta dal Prof.
Stefano Allievi, sociologo, dell’università
degli Studi di Padova, che ci ha presentato la situazione
dei musulmani in Italia, insistendo specialmente sulla
loro provenienza, qual è la loro visione nei
nostri confronti, che cos’è l’Italia
per loro. Occorre tenere presente la diversificazione
dei paesi di provenienza, la velocità di ingresso
e insediamento, la diffusa condizione di irregolarità,
le incomprensioni e fraintendimenti, il ruolo importante
giocato dai convertiti, la grande dispersione lavorativa
… L’articolazione organizzativa è
frammentata e divisa, con difficoltà quindi di
dialogo con loro rappresentanti. Vi è il pericolo
di creare un’islam ‘come lo vogliamo’,
a nostra immagine e somiglianza, ma poco incisivo nelle
comunità islamiche medesime.
La terza conferenza la doveva
tenere l’Arcivescovo di Bagdad, Jean Sleiman,
che ci ha inviato il testo, non volendo abbandonare
il suo gregge in un momento difficile come questo. Il
tema che ha svolto riguardava il compito da svolgere
dal vescovo in un paese arabo-islamico. Occorre prima
di tutto conoscere il contesto antropologico-religioso
della società irachena, per capire lo stato della
chiesa nel contesto islamico, e comprendere come si
può comportare un vescovo (cristiano in esilio)
in questa situazione; pur in mezzo a tante gravi difficoltà
è possibile avere speranza in una nuova evangelizzazione,
nella quale il cristiano deve essere paziente, affidarsi
allo spirito, comportarsi dolce come la colomba e prudente
come il serpente.
Ad ogni conferenza è seguito un ampio e vivace
dibattito, a carattere sociologico più che religioso
dopo i primi interventi, più religioso dopo la
lettura della conferenza del Vescovo Sleiman.
Come rappresentante della Commissione italiana del DIM
ho cercato di far conoscere la necessità di avere
relazione con la spiritualità dell’Islam,
specialmente con le comunità dei Sufi. Vi è
grande mancanza di informazione a proposito e poca sensibilità
per il mondo dello Spirito, come base per un dialogo
vero tra le religioni.