Cari fratelli e sorelle
in Cristo.
Gesù Cristo
“è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo
solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè
l’inimicizia” (Ef 2, 14).
Desidero ringraziare
i capi e i rappresentanti delle altre Chiese cristiane e comunità
ecclesiali, che hanno contribuito a preparare questa Giornata e
che sono presenti qui sia personalmente, sia attraverso loro delegati.
È significativo che, all’approssimarsi del terzo millennio
cristiano, noi popolo cristiano ci siamo riuniti qui nel nome di
Gesù Cristo per invocare lo Spirito Santo, e per chiedergli
di colmare il nostro universo d’amore e di pace.
La nostra fede ci insegna
che la pace è un dono di Dio in Gesù Cristo, un dono
che deve esprimersi in una preghiera a lui, che tiene nelle sue
mani i destini di tutti i popoli. È per questo che la preghiera
è una parte essenziale nello sforzo per la pace. Ciò
che facciamo oggi è un altro anello nella catena di preghiere
per la pace annodata da singoli cristiani, nonché da Chiese
cristiane e comunità ecclesiali, un movimento che negli ultimi
anni è andato sempre più rafforzandosi in molte parti
del mondo. La nostra comune preghiera esprime e manifesta la pace
che regna nei nostri cuori, dal momento che come discepoli di Cristo
siamo stati mandati nel mondo per proclamare e per portare la pace,
quel dono che “viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé
mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione”
(2 Cor 5, 18). Come discepoli di Cristo abbiamo un obbligo speciale
a lavorare per portare la sua pace nel mondo.
Come cristiani, siamo
in grado di riunirci in questa occasione nella potenza dello Spirito
Santo, il quale introduce i seguaci di Gesù Cristo sempre
più pienamente in quella partecipazione alla vita del Padre
e del Figlio, che è la comunione della Chiesa. La Chiesa
stessa è chiamata a essere il segno efficace e lo strumento
di riconciliazione e di pace per la famiglia umana. Malgrado le
serie questioni che ancora ci dividono, il nostro presente grado
di unità in Cristo è nondimeno un segno per il mondo
che Gesù Cristo è veramente il principe della pace.
Attraverso le iniziative ecumeniche Dio ci sta aprendo nuove possibilità
di comprensione e di riconciliazione, così che noi possiamo
essere migliori strumenti della sua pace. Ciò che facciamo
qui oggi non sarebbe completo, se noi ce ne andassimo senza una
più profonda risoluzione di impegnarci a continuare la ricerca
di una piena unità, e a superare le serie divisioni che ancora
permangono. Questa risoluzione ci coinvolge sia come individui che
come comunità.
La nostra preghiera
qui ad Assisi deve comportare il pentimento per le nostre mancanze
di cristiani nel portare avanti la missione di pace e di riconciliazione
che abbiamo ricevuto da Cristo, e che non abbiamo ancora pienamente
compiuta. Preghiamo per la conversione del nostro cuore e il rinnovamento
del nostro spirito, affinché possiamo essere dei veri promotori
di pace, offrendo una testimonianza comune a favore di Colui il
cui regno è “un regno di verità e di vita, di
santità e di grazia, di giustizia, d’amore e di pace”.
Sì, Gesù
Cristo è la nostra pace, ed egli deve sempre rimanere davanti
ai nostri occhi. Egli è il crocifisso e il risorto, colui
che ha salutato i suoi discepoli con quello che è divenuto
il nostro comune saluto cristiano: “La pace sia con voi”.
E “detto questo, mostrò loro le mani e il costato”
(Gv 20, 19-20). Non dobbiamo dimenticare questo gesto significativo
del Cristo risorto. Ci aiuta a comprendere il modo col quale possiamo
essere costruttori di pace. Infatti il Signore risorto apparve ai
suoi discepoli nel suo stato glorioso, ma portando ancora i segni
della sua crocifissione.
Nel mondo di oggi,
tragicamente segnato dalle ferite della guerra e della divisione,
e perciò in un certo senso crocifisso, questa azione di Cristo
ci dà forza e speranza. Non possiamo sfuggire alle dure realtà
che caratterizzano la nostra esistenza segnata dal peccato. Ma la
presenza tra noi del Cristo risorto con i segni della crocifissione
sul suo corpo glorificato ci assicura che, attraverso di lui e in
lui, questo mondo dilaniato dalla guerra può essere trasformato.
Dobbiamo seguire lo Spirito di Cristo, che ci sostiene e ci guida
a sanare le ferite del mondo con l’amore di Cristo che abita
nei nostri cuori.
È questo stesso
Spirito di Cristo, lo Spirito di Verità, che noi oggi imploriamo
di renderci capaci di discernere le vie della comprensione e del
perdono reciproci. Poiché la preghiera per la pace dev’essere
seguita da un’appropriata azione per la pace. Essa deve rendere
il nostro spirito più profondamente cosciente, per esempio,
di quelle esigenze di giustizia che sono inseparabili dal raggiungimento
della pace e che ci interpellano per un nostro attivo coinvolgimento.
Essa deve disporci a pensare e ad agire con l’umiltà
e l’amore che favoriscono la pace. Essa deve farci crescere
nel rispetto degli uni verso gli altri come esseri umani, come Chiese
e comunità ecclesiali, capaci di vivere in questo mondo insieme
con persone di altre religioni, insieme con tutte le persone di
buona volontà.
La via della pace passa,
in ultima analisi, attraverso l’amore. Imploriamo lo Spirito
Santo, che è l’amore del Padre e del Figlio, di impossessarsi
di noi con tutta la sua potenza, di illuminare le nostre menti e
riempire i nostri cuori col suo amore.
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