|
1. Ho l’onore
e il piacere di dare a voi tutti benvenuto in questa città
di Assisi per la Giornata mondiale di preghiera. Permettetemi di
cominciare col ringraziarvi dal profondo del mio cuore per l’apertura
e la buona volontà con cui avete accolto l’invito a
pregare ad Assisi.
Come capi religiosi,
voi non siete venuti qui per una conferenza interreligiosa sulla
pace, in cui prevarrebbero la discussione o la ricerca di piani
di azione a livello mondiale in favore di una causa comune.
Il trovarsi insieme
di tanti capi religiosi per pregare è di per sé un
invito oggi al mondo a diventare consapevole che esiste un’altra
dimensione della pace e un altro modo di promuoverla, che non è
il risultato di negoziati, di compromessi politici o di mercanteggiamenti
economici. Ma il risultato della preghiera, che, pur nella diversità
di religioni, esprime una relazione con un potere supremo che sorpassa
le nostre capacità umane da sole. Noi veniamo da lontano
non solo, per molti di noi, a motivo di distanze geografiche, ma
soprattutto a causa delle nostre origini storiche e spirituali.
2. Il fatto che noi
siamo venuti qui non implica alcuna intenzione di ricercare un consenso
religioso tra noi o di negoziare le nostre convinzioni di fede.
Né significa che le religioni possono riconciliarsi sul piano
di un comune impegno in un progetto terreno che le sorpasserebbe
tutte. Né esso è una concessione a un relativismo
nelle credenze religiose, perché ogni essere umano deve sinceramente
seguire la sua retta coscienza nell’intenzione di cercare
e di obbedire alla verità.
Il nostro incontro
attesta soltanto - questo è il vero significato per le persone
del nostro tempo - che nel grande impegno per la pace, l’umanità,
nella sua stessa diversità, deve attingere dalle sue più
profonde e vivificanti risorse, in cui si forma la propria coscienza
e su cui si fonda l’azione di ogni popolo.
3. Vedo l’incontro
odierno come un segno molto eloquente dell’impegno di tutti
voi per la causa della pace. È proprio questo impegno che
ci ha condotti ad Assisi. Il fatto che noi professiamo differenti
fedi non ci distoglie il significato di questa Giornata. Al contrario,
le Chiese, le comunità ecclesiali e le religioni del mondo
stanno dimostrando che sono pensose del bene. La pace, dove esiste,
è estremamente fragile. È minacciata in tanti modi
e con tali imprevedibili conseguenze da obbligarci a procurarle
solide basi.
Senza negare in alcun
modo la necessità di molte risorse umane volte a mantenere
e rafforzare la pace, noi siamo qui perché siamo sicuri che,
al di sopra e al di là di tutte quelle misure, c’è
bisogno di preghiera intensa e umile, di preghiera fiduciosa, se
si vuole che il mondo diventi finalmente un luogo di pace vera e
permanente.
Questa Giornata è
perciò un giorno destinato alla preghiera e a ciò
che accompagna la preghiera nelle nostre tradizioni religiose: silenzio,
pellegrinaggio e digiuno. Non prenderemo alcun pasto, e in questo
modo diverremo più coscienti del bisogno universale di penitenza
e di trasformazione interiore.
4. Le nostre tradizioni
sono molte e varie, e riflettono il desiderio di uomini e donne
lungo il corso dei secoli di entrare in relazione con l’Essere
Assoluto. La preghiera comporta da parte nostra la conversione del
cuore. Vuol dire approfondire la nostra percezione della Realtà
ultima. Questa è la stessa ragione per cui noi siamo convenuti
in questo luogo.
Andremo da qui ai nostri
separati luoghi di preghiera. Ciascuna religione avrà il
tempo e l’opportunità di esprimersi nel proprio rito
tradizionale. Poi dal luogo delle nostre rispettive preghiere, andremo
in silenzio verso la piazza inferiore di San Francesco. Una volta
radunati in quella piazza, ciascuna religione avrà di nuovo
la possibilità di presentare la propria preghiera, l’una
dopo l’altra.
Dopo aver così
pregato separatamente, mediteremo in silenzio sulla nostra responsabilità
di operare per la pace. Esprimeremo poi simbolicamente il nostro
impegno per la pace. Alla fine della Giornata, io cercherò
di riassumere che cosa questa celebrazione che non ha precedenti
avrà suggerito al mio cuore, come un credente in Gesù
Cristo e come primo servitore della Chiesa cattolica.
5. Desidero esprimere
di nuovo la mia gratitudine a voi di essere venuti ad Assisi per
pregare.
Ringrazio anche tutte
le singole persone e le comunità religiose che si sono associate
alla nostra preghiera. Ho scelto questa città come luogo
per la nostra Giornata di preghiera in un vero silenzio interiore
per il particolare significato dell’uomo santo qui venerato
- san Francesco - conosciuto e riverito da tanti attraverso il mondo
come simbolo della pace, riconciliazione e fraternità.
Ispirandoci al suo
esempio, alla sua mitezza e alla sua umiltà, disponiamo i
nostri cuori alla preghiera di un vero silenzio interiore. Facciamo
di questa Giornata una anticipazione di un mondo pacifico. Possa
la pace venire a noi e riempire i nostri cuori!
|