Nel secolo V alcuni monaci, ancora
non aderenti alla Regola di San Benedetto da Norcia, adattano
le rovine di un boschetto pagano riempiegandone il materiale per
costruire una cripta triastila, per la preghiera, sul fianco del
monte Subasio, dandole il nome di San Benedetto quando aderiscono
alla sua Regola, perché probabilmente il Santo di Norcia
l’aveva visitata. Verso l’anno 970 alcuni di quei
monaci presero a dimorare presso l’antichissima chiesa di
S. Pietro, aperta verso la campagna assisiate, e iniziarono la
costruzione di questo monastero.
Le due comunità di S. Benedetto
al Subasio e S. Pietro di Assisi vissero separate, anche se con
continui rapporti, ambedue con la stessa Regola benedettina. Nello
scorrere degli anni ai monaci Cluniacensi, costruttori della chiesa
a stile basilicale, subentrarono i monaci Cistercensi; furono
questi a modificare la chiesa in stile tendente all’originale,
consacrata solennemente da Papa Innocenzo IV nel 1253. La facciata
fu terminata più tardi, nel 1268.
Ai monaci Cistercensi, dopo vari
avvenimenti non sempre gloriosi, successero i monaci Cassinesi,
provenienti dall’abbazia di S. Pietro di Perugia.
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Il periodo della commenda
portò il monastero a perdere molto del suo prestigio spirituale
e culturale, ma finalmente nel 1706 la comunità potè riprendere
di nuovo completamente la propria autonomia, liberandosi dagli abati commendatari.
Durante i secoli sono rimaste famose alcune opere svolte dai monaci, come
l’ospedale per gli infermi poveri, le colonie agricole, l’apertura
dell’orfanatrofio dell’Abate Ancajani. Le soppressioni da
parte di Napoleone (1810) e del regno d’Italia (1860) non hanno
tolto al monastero i suoi beni, essendo stato riconosciuto di pubblica
utilità, poiché la comunità era ed è al servizio
della città, specialmente con la parrocchia che tutt’ora
esiste. La chiesa, una tra le più belle di Assisi, in stile romanico-gotico
cistercense, divisa in tre navate, con presbiterio sopraelevato sopra
la cripta, coperto da una cupola a carattere conico, sotto la quale si
trova il moderno altare della confessione, custodisce le reliquie di San
Vittorino, vescovo e martire di Assisi (III secolo). Nel XIV secolo venne
aperta la cappella del crocifisso, al cui interno si trovano tre affreschi
di notevole pregio, di scuola senese.
Il monastero, annesso alla chiesa, ha tutte le strutture richieste dalla
Regola di San Benedetto: una cappella interna, la biblioteca, l’archivio,
la sala del capitolo, il refettorio, le celle ai fianchi di un luminoso
corridoio, un chiostro risalente al secolo XVI. Sotto il monastero, in
ampie sale e corridoi, antica cantina con i locali delle Arti e Mestieri
ora è sede di un museo che allestisce ogni anno importanti mostre
d’arte, presenza culturale anche oggi della comunità benedettina.
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Prima di tutto la presenza dei Benedettini
è legata alla Parrocchia. L'evangelizzazione, l'amministrazione
dei sacrementi, la pastorale dei ragazzi e dei giovani viene mantenuta
anche per mezzo di altre tre cappelle dipendenti da San Pietro: S.
Giovanni in Campiglione, S.Fortunato e S. Maria di Colderba. Ma la
vita stessa della comunità, con la sua presenza di vita comunitaria,
con la preghiera liturgica aperta al pubblico, è servizio alla
Chiesa e alla società.
Il lavoro agricolo è un altro
impegno rilevante. I Benedettini possiedono infatti 120 ettari di
terreno, di cui 17 coltivati ad uliveto con circa 2.500 piante da
cui i monaci ricavano un olio pregiato, coltivano anche cereali, girasole,
mais e vigne (6 ettari) per produzione di vini doc: grechetto, rosso
brunello Assisi. Pur essendoci dei dipendenti, il lavoro viene svolto
direttamente anche dai monaci.
Il monastero ha subito
gravi danni dal terremoto del 1997 e solo da pochi mesi i monaci sono
ritornati nell'abbazia, nonostante non siano ancora finiti i lavori
di restauro. La chiesa è stata riaperta per la Pasqua del 2002
e il monastero ha ricevuto di nuovi i monaci a metà 2005. Questo
permette di aprire di nuovo l'ospitalità a carattere spirituale,
anche se a soli uomini. Assisi offre la possibilità di studiare
la lingua italiana (vi è infatti l'Accademia di lingua italiana
per stranieri) e di frequentare la facoltà teologica a S. Francesco,
collegata all'Università lateranense. Ma il monastero offre specialmente
pace a chi cerca Dio nel silenzio, nella preghiera, nella vita comune,
in discernimento vocazionale.
La spiritualità benedettina è
stata sempre legata all'ospitalità, già richiesta da San
Benedetto nella sua Regola (c.53 Come si devono accogliere gli ospiti;
c. 61 L'accoglienza dei monaci pellegrini), ma il monastero di
San Pietro ha una sua particolarità: l'ospitalità verso
i cristiani di altre chiese, verso i fedeli di altre religioni.
Nella chiesa, cappella a destra
dell'altare maggiore, allo stesso livello del presbiterio, si
trova un affresco di antica data (si presume del XII secolo,
ritoccato nel XVI e nel XIX secolo) che ritrae i santi Benedetto,
Cirillo e Metodio. L'affresco misura 140x110 ed è stato
staccato dal muro verso il 1930.
Questo affresco, quasi segno profetico,
indica la devozione che i Benedettini hanno sempre avuto per
il fondatore (dichiarato patrono d'Europa da Papa Paolo VI nel
1964) unitamente ai Santi monaci Cirillo e Metodio (dichiarati
compatroni d'Europa da papa Giovanni Paolo II nel 1980). San
Benedetto è raffigurato col viso molto giovane, il capo
coperto con il cappuccio secondo l'uso orientale nelle sacre
cerimonie, benedicente con la mano destra, mentre con la sinistra
tiene il libro della Regola, riccamente gemmato.
I santi Cirillo e Metodio, vestiti
con ricchi abiti bizantini, tengono a loro volta in mano libri
liturgici preziosi. L'affresco ha elementi d'incontro con altri
dipinti visibili nella stessa cappella da dove è stato
staccato. Affresco di segno profetico perchè manifesta
l'unione tra l'Europa occidentale e quella orientale, il desiderio
dei monaci di allora di quello che viene detto oggi dialogo
ecumenico, aperto ora anche ai credenti delle altre religioni.
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Assisi è
capitale del dialogo, e l'Abbazia di San Pietro è la sede adatta
del DIM (dialogo interreligioso monastico) con la sua ospitalità.
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