"Si deve sempre rispetto alle religioni altrui.
Agendo in questo modo si esalta la propria religione e non si fa offesa alle altre"

Editto XII 
del re indiano Ash
oka 
(III secolo a.C.)

 
monastero_buddhista_SantacittaramaVisita al monastero buddhista Santacittarama
Frasso Sabino (RI), 2-4 maggio 2012

 Fr. Matteo Nicolini-Zani 

 

Tra le finalità del DIM vi è anche quella di stabilire contatti e intessere relazioni con comunità monastiche non cristiane presenti sul territorio, al fine di conoscere più profondamente la vita di monaci e monache di altre tradizioni religiose e di percorrere insieme ad essi un tratto di strada. In questa prospettiva e in qualità di coordinatore della commissione italiana del DIM, ho fatto visita all'inizio di maggio ai fratelli del monastero buddhista Santacittarama, situato in località Brullo, nel comune di Frasso Sabino (RI).
Il "Giardino della mente serena" (questo il significato del nome "Santacittarama"), una vera oasi di pace e di quiete adagiata sulle colline della Sabina, è la comunità monastica appartenente al buddhismo Theravada più rilevante, e via via sempre più nota, in Italia (significativo è infatti il numero dei visitatori e ospiti, sia italiani che thailandesi e srilankesi). Presente nell'attuale luogo dal 1996, questo monastero, che appartiene alla cosiddetta "tradizione della foresta" thailandese, si rifà all'insegnamento del maestro thai Ajahn Chah (1918-1992). Di questo ispiratore di una comunità monastica che si è diffusa, oltre che in Thailandia, in Inghilterra, Svizzera, Italia, Australia e Nuova Zelanda, in italiano si possono leggere diverse opere, tutte edite dalla casa editrice Astrolabio-Ubaldini di Roma: I maestri della foresta. La pratica della meditazione di visione profonda (1989), Il sapore della libertà (1990), Cibo per il cuore. Discorsi e insegnamenti di un maestro della foresta (1993), Il Dhamma vivo. Insegnamenti ai laici (1994), ed Essere Dhamma. L'essenza dell'insegnamento del Buddha (2002).
La visita, che per la sua brevità non ha purtroppo permesso di vivere la vita della comunità in tutte le sue dimensioni, è però stata un'eccezionale occasione di istruzione, di condivisione e di dialogo. Questo soprattutto grazie alla semplice e fraterna ospitalità dell'intera comunità monastica (sangha), guidata dall'abate Ajahn Chandapalo, di origine inglese, e costituita attualmente da tre monaci (bhikkhu) thai, due monaci italiani, un monaco ceco, un novizio (samanera) italiano e un postulante (anagarika) spagnolo. I monaci praticano la meditazione, lavorano e prendono un solo pasto al giorno (prima di mezzogiorno), osservando le 227 regole del codice monastico antico (Patimokkha) e vivendo alternativamente in un vecchio casolare di collina ristrutturato con gusto e mantenuto con cura, e alcuni kuti, semplicissime capanne da essi stessi costruite nel bosco circostante, in una dimensione che in termini cristiani diremmo "anacoretica", che unisce cioè la dimensione eremitica e quella cenobitica.
In due lunghe conversazioni quotidiane con l'abate, Ajahn Chandapalo, e con un monaco italiano, Ajahn Mahapañño, oltre che in altri momenti informali quali una passeggiata nella proprietà del monastero insieme al novizio Kovido Buddha_Santacittarama(che in giugno riceverà l'ordinazione monastica, la prima di questa tradizione in Italia), ho avuto modo di entrare in un dialogo inizialmente di conoscenza e via via di confronto e di arricchimento reciproci. Temi delle nostre conversazioni sono stati gli aspetti propri della vita monastica: la disciplina e la regola, il lavoro, la vita comune, l'ospitalità... Partecipando alla meditazione comune fatta due volte al giorno, poi, ho condiviso con questi fratelli quello spazio "in noi" e "tra noi" in cui si realizza il vero incontro in profondità.
Partendo, ho appreso che non sono affatto il primo monaco cristiano a soggiornare a Santacittarama: il benedettino p. William Skudlarek, segretario generale del DIM/MID, ha sostato al monastero due volte, e un monaco della vicina abbazia benedettina di Farfa passa spesso di qui per un tè insieme ai bhikkhu, ed è diventato - mi dicono - un "amico" del sangha. E così comprendo come il terreno di questo mio incontro era già stato preparato da altri, possibilità ulteriore di una fecondità spirituale che non mancherà di farci incontrare ancora di nuovo in futuro...
 

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